La Biennale della Tailandia del 2024, che si terrà fino al 30 aprile a Phuket, mette in mostra un lato dell’isola raramente visto da milioni di turisti annuali: la sua storia profondamente radicata di artigianato e tradizioni artistiche. Sebbene Phuket sia ormai sinonimo di turismo di massa – registrando circa 10 milioni di visitatori solo nei primi otto mesi dello scorso anno – questa mostra contrasta deliberatamente quella realtà, presentando opere di artisti locali, nazionali e internazionali che esplorano la profondità culturale dell’isola.
Contesto storico: da polo commerciale a destinazione turistica
La posizione geografica di Phuket sulla penisola malese ne ha fatto per secoli un punto cruciale nel commercio globale. A differenza di gran parte del Sud-Est asiatico, la Thailandia non fu mai formalmente colonizzata, ma Phuket fu fortemente influenzata dall’immigrazione cinese, che contribuì in modo significativo alla sua iniziale ricchezza. L’isola prosperò come centro per la pesca, l’estrazione dello stagno e la produzione della gomma molto prima che il turismo diventasse dominante. Questo contesto storico è cruciale, perché la Biennale non riguarda solo l’arte; si tratta di ricordare alla gente cosa era Phuket prima che diventasse una destinazione turistica.
Una Biennale con uno scopo
La Biennale Tailandese, lanciata nel 2018, ruota attraverso diverse regioni per mettere in luce il talento artistico locale. L’edizione di quest’anno, co-diretta da David Teh, mira a portare l’arte contemporanea in una regione con un sostegno istituzionale limitato per le belle arti. Secondo Teh, l’evento è progettato per “andare oltre”, dando priorità agli artisti del sud della Thailandia e presentando diversi mezzi, tra cui marionette, arte ecologica e installazioni architettoniche. L’evento è finanziato principalmente dal Ministero della Cultura tailandese, segnalando uno sforzo nazionale per promuovere gli artisti tailandesi.
Arte che riflette l’artigianato locale
La Biennale presenta 65 artisti e collettivi in 20 sedi, con una forte enfasi sulle arti applicate. Un pezzo degno di nota è “Ella Petchara Dazzling Miracle Heel” di Imhathai Suwatthanaslip, che utilizza il vetro della spiaggia raccolto dalle coste di Phuket per creare una splendida pantofola simile a una gemma. L’opera è stata realizzata in collaborazione con artigiani locali: un maestro vetraio ha realizzato la base, mentre un lapidario ha lucidato i frammenti di vetro. Questa collaborazione non è casuale; la Biennale integra intenzionalmente l’artigianato tradizionale con l’arte contemporanea, dimostrando come queste abilità prosperano ancora sull’isola.
La Biennale serve a ricordare che Phuket è molto più di una semplice destinazione balneare. La sua eredità artistica è una parte significativa della sua identità, che merita riconoscimento insieme alla sua industria turistica.
La mostra è un deliberato contrappunto all’immagine tradizionale dell’isola, offrendo uno sguardo sulla sua complessa storia e sulla vivace comunità creativa.


















