Per molti, Londra è sinonimo di strade trafficate, architettura storica e movimento urbano infinito. Tuttavia, la giornalista e autrice di viaggi Kassondra Cloos ha scoperto una versione diversa della capitale, in cui la natura non è solo una decorazione curata, ma una forza dominante.
Nel suo nuovo libro, An Opinionated Guide to Wild London, Cloos esplora il “caos naturale” della città. Il suo lavoro funge sia da guida pratica agli spazi verdi sia da testimonianza del potere degli sforzi di conservazione locali.
La ricerca di spazi “selvaggi”.
Il viaggio di Cloos è iniziato durante la pandemia di COVID-19. Mentre la città era in isolamento, trascorreva le sue giornate camminando, realizzando infine che il verde di Londra era molto più ampio e diversificato di quanto avesse mai immaginato.
A differenza delle tradizionali guide cittadine che si concentrano su parchi ben curati come Regent’s Park, mantenuti con cura da personale addetto ai giardini, Cloos ha cercato luoghi in cui la natura è responsabile. I suoi criteri erano specifici: voleva trovare luoghi che sembrassero “selvaggi”, fornendo rifugio a uccelli, api, insetti e ricci piuttosto che essere curati solo per il tempo libero umano.
Gemme nascoste: dalle foreste urbane ai giardini segreti
Attraverso un processo di mappatura di ogni spazio verde su Google Maps e visitandolo fisicamente, Cloos ha ristretto un elenco di 130 potenziali posizioni fino a 64 fermate essenziali. La sua selezione evidenzia una vasta gamma di ambienti:
- Fughe urbane inaspettate: Camley Street Natural Park offre un’atmosfera da foresta a pochi minuti dal ritmo frenetico della stazione di King’s Cross.
- Santuari pacifici: Phoenix Garden, situato su un ex sito di bombe della Seconda Guerra Mondiale, offre un rifugio tranquillo nascosto tra i quartieri ad alta energia di Soho e Covent Garden.
- Bonifiche storiche: S. Dunstan’s nel quartiere finanziario della città mostra come le rovine storiche possano essere trasformate in giardini scenografici e riverenti.
- Meraviglie suburbane: La guida non si concentra solo sul centro; include i preferiti locali come Grovelands Park nel nord di Londra e la vasta Hainault Forest.
Il potere del rewilding e dell’agenzia locale
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca di Cloos è la consapevolezza che gran parte della “selvaggia” di Londra è un fenomeno relativamente recente. Molti di questi spazi sono il risultato di deliberati progetti di rigenerazione e restauro guidati da comunità locali appassionate.
“Molti di questi progetti sono stati guidati da persone che amavano il luogo in cui vivevano e volevano renderlo più verde… vedere quanto spesso ciò accade mi dà speranza.”
Un ottimo esempio sono le Rainham Marshes. Un tempo campo di addestramento militare e sito di bombardamento come esca utilizzato durante il Blitz, è stato trasformato negli ultimi 20 anni in una fiorente riserva di uccelli. Allo stesso modo, la pulizia dei canali di East London ha permesso il ritorno dell’avifauna, trasformando i corsi d’acqua industriali in corridoi naturali navigabili.
Perché la natura urbana è importante
Cloos sottolinea che interagire con questi spazi è più di un semplice hobby; è un atto trasformativo. Lei suggerisce che “scollegando” intenzionalmente la spina, mettendo i telefoni in modalità aereo e osservando l’ambiente, gli abitanti delle città possono trovare un cambiamento mentale che interrompe la routine quotidiana.
Che si tratti di osservare le volpi in un cortile, di osservare gli scarabei iridescenti in una foresta o di andare in kayak attraverso i canali per evitare il caos di pedoni e ciclisti, queste interazioni favoriscono un senso di connessione con il mondo che la vita urbana spesso oscura.
Conclusione
Gli spazi selvaggi di Londra dimostrano che la natura è resistente e può prosperare anche nel cuore di una metropoli globale. Attraverso l’attivismo comunitario e la rinaturalizzazione intenzionale, queste “sacche di speranza” offrono un modello su come altre città possono reintegrare il mondo naturale nella vita urbana.
